solcial_media.jpgAziende italiane e social media: opportunità ancora da cogliere
 
(EventReport, 27 settembre 2011)
 
Le aziende italiane non hanno ancora colto le opportunità della sfida digitale
 
Molte organizzazioni adottano i social media, ma poche di loro dedicano risorse umane e finanziarie ad hoc e accettano i cambiamenti organizzativi necessari per integrare le nuove funzioni. Da uno studio dell'università di Udine (assieme a Cohn&Wolfe e ad Astra Ricerche) presentato nell'ambito della Social Media Week in corso a Milano emerge, insomma, una vera e propria fase embrionale dell'azienda 2.0.
Lo studio ha preso in esame sia aziende di grandi dimensioni che Pmi, operanti in diversi settori: food and beverage, marketing, pubblicità e comunicazione, turismo, hi-tech, chimico-farmaceutico, editoria, banche, no-profit, fashion, pubblica amministrazione e altri.
Il primo elemento digitale delle aziende italiane è il sito web, presente nel 97% dei casi. I social media più usati sono Facebook e YouTube (60% ciascuno) seguiti da Twitter (38%), Flick (18%). Solo nell’8% dei casi Foursquare, mentre i blog sono attivi in circa un terzo delle imprese (35%).
Poche le risorse disponibili: in due casi su tre si investe nel digitale e nei social media meno del 10% del budget destinato alla comunicazione commerciale, istituzionale e sociale. Ad aprire i cordoni della borsa sono quasi sempre (86%) amministratori delegati, direttori generali o la proprietà; nelle grandi aziende il marketing. Quasi il 70% non ha unità dedicate: in quel caso, si tratta spesso di una sola persona.
Le decisioni arrivano dall’alto e quasi mai hanno forti impatti organizzativi, se non per le business unit marketing, ufficio stampa e relazioni esterne. Il marketing è protagonista nel proporre le attività e coordinarle (53% dei casi) e quasi ha sempre un ruolo nel gestirle (84%); decide il budget nel 39% dei casi, che sale però al 60% nelle aziende di medie e grandi dimensioni.