pillole2.jpgMeridiano Sanità: l'industria del farmaco per la ripresa
 
(Doctornews, 08 novembre 2011)

Si parla tanto di misure per riavviare il motore della crescita e nessuno sembra rendersi conto che uno dei pistoni più potenti del propulsore produttivo che muove il paese è l'industria farmaceutica. Un comparto che vuole partecipare a pieno titolo alla ripresa ma ha bisogno di condizioni ambientali meno penalizzanti.
 
E' l'appello lanciato da produttori e addetti ai lavori dal palco del sesto forum Meridiano Sanità, organizzato a Cernobbio, in provincia di Como, da European House Ambrosetti. Tra tutti i comparti, l'Health care, è quello che più di altri può innescare un circuito virtuoso in termini diretti e indiretti. «Il settore farmaceutico» ha sottolineato Patrik Jonsson, presidente e amministratore delegato di Eli Lilly Italia «può dare al paese la benzina che serve con investimenti in due aree strategiche come alta tecnologia e ricerca».
Come ha ricordato Ugo Cosentino, chairman dell'IAPG (Italian American Pharmaceutical Group) e amministratore delegato di Pfizer Italia, l'industria farmaceutica occupa oggi 66.700 addetti (che diventano 130mila con l'indotto), ha investito nel 2010 1,2 miliardi in ricerca e sviluppo e ha totalizzato 14 miliardi di export. E poi ci sono i benefici indiretti: ogni quinquennio guadagnato nella speranza di vita di un paese innesca infatti un incremento tra lo 0,3 e lo 0,5% del Pil interno e in 45 anni gli italiani hanno guadagnato circa 12 anni di vita, la metà dei quali - secondo gli esperti - attribuibile alla disponibilità di farmaci innovativi. Anziché ricevere attenzione, tuttavia, l'industria farmaceutica deve fare i conti con uno scenario sempre più penalizzante: «Nonostante un aumento dei consumi costante negli ultimi dieci anni» ha ricordato Cosentino «la spesa farmaceutica pubblica è calata nello stesso periodo del 7%». In media, poi, le aziende devono attendere 24 mesi prima che il loro farmaco innovativo venga commercializzato, a fronte di attese inferiori almeno della metà negli altri paesi europei. E poi ci sono la frammentazione delle normative regionali, le gare per equivalenza terapeutica lanciate da alcuni governi locali «che uccidono l'innovazione» e infine il tetto sulla spesa ospedaliera, «la cui sottostima» ha osservato Cosentino «è una deterrenza per chi investe». In cinque anni, così, il comparto ha perso settemila posti di lavoro e cospicui investimenti per la ricerca. «Per tornare a crescere» è la conclusione di Cosentino «servono una maggiore stabilità del quadro regolatorio, maggiore efficienza gestionale della Sanità, tutele dell'innovazione e del brevetto e infine un approccio bipartisan per lo sviluppo di politiche di settore».