combat.jpgPubblicato il visual "Implicazioni cliniche dello studio CombAT"

Torino, 26 agosto 2011
 
Lo studio, al quale ha partecipato anche l'Italia, ha interessato complessivamente 4.800 uomini, dai 50 agli 80 anni, tutti affetti da Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB) e disturbi della minzione.
 
Con il progressivo aumento dell’età media degli uomini, anche la prevalenza di ipertrofia prostatica benigna (IPB) e dei sintomi delle basse vie urinarie – LUTS – ad essa correlati è destinata ad incrementare rispetto ai valori attuali. Si prevede che, nei prossimi anni, una media ponderata di diagnosi nel 37% degli uomini over 50 attesterà questa patologia al secondo posto, dietro soltanto all’ipertensione. La natura potenzialmente progressiva dell’IPB, con peggioramento dei sintomi, è destinata, pertanto, a gravare sullo stato di benessere e sui costi socio-economici della collettività.
La definizione e quantificazione di parametri che indirizzano ad una diagnosi precoce, insieme con migliori possibilità terapeutiche permettono, oggi, un impatto mirato su eziopatogenesi e sintomi.
L’identificazione precoce dei pazienti con LUTS dovuti a IPB e i risultati dello Studio CombAT dimostrano che un intervento farmacologico impostato sul principio dello Use the Best First incide positivamente sul rischio di progressione dell’IPB. La terapia di associazione ha infatti dato risultati statisticamente significativi, rispetto alla monoterapia, sia sul controllo dei sintomi che sull’incidenza e tempi del primo episodio di AUR (Acute Urinary Retention) e sul ricorso a chirurgia IPB-correlata in quei pazienti ad aumentato rischio di progressione.