forum_ecm2.jpgPreoccupazione di Federcongressi&eventi per le ricadute negative sul settore derivanti dalla nuova norma sui farmaci generici

Roma, 10 febbraio 2012
 
«Se non si modifica questo dispositivo inserito nel decreto “liberalizzazioni”», afferma Paolo Zona, «si infligge un colpo gravissimo ai già ridotti investimenti pharma a supporto del congressuale medico-scientifico e della formazione ECM».

Federcongressi&eventi lancia il proprio appello a supporto dei numerosi già lanciati da Farmindustria e FIMMG (Federazione italiana medici di medicina generale) nella richiesta di eliminare o modificare la norma del decreto legge che risulta, di fatto, costringere il medico a indicare, e il farmacista a dispensare, solo farmaci generici, innescando un’inaccettabile distorsione della concorrenza a danno del prodotto con marchio.
La sintesi del Presidente Paolo Zona: «Saldo finale dell’operazione? Nessun vantaggio per il Servizio Sanitario Nazionale (che rimborsa già il farmaco a minor prezzo), nessun vantaggio significativo per il cittadino, trasferimento coatto di quote di mercato (a zero valore aggiunto) a favore delle aziende produttrici di farmaci equivalenti che non producono in Italia nulla di ciò vendono, danno al sistema produttivo e occupazionale farmaceutico italiano e danno indiretto a numerose componenti dell’indotto fra cui la nostra. Ottimo risultato!»
Prosegue Zona: «La conseguenza inevitabile è il drastico taglio degli investimenti rivolti all’informazione scientifica e al supporto di iniziative congressuali e di formazione ECM». Ma spieghiamo meglio: la riforma Monti oggetto di contestazione prevede che all’atto della prescrizione il medico abbia sì il diritto di indicare il farmaco branded, ma debba aggiungere la seguente dicitura: “o farmaco equivalente a minor costo”.
«Il che», afferma Zona facendo eco a quanto da tempo sostiene il sindacato dei medici di famiglia, «limita la libertà prescrittiva del medico e attribuisce, di fatto, al farmacista il potere di orientare l’acquisto». «Pur tralasciando ogni approfondimento in tema di bioequivalenza e biodisponibilità dei farmaci equivalenti», conclude Zona, «ma limitandoci a considerare le conseguenze di carattere industriale di un tale provvedimento, il livello di preoccupazione è altissimo. Una tale decisione determinerà inevitabilmente il disinvestimento da parte dell’industria farmaceutica in Italia, limitando al minimo la ricerca condotta nel nostro Paese, trasferendo gli stabilimenti di produzione in altre nazioni e riducendo drasticamente i livelli occupazionali in un settore che, al contrario, avrebbe tutte le carte in regola per contribuire alla ripartenza del nostro sistema al fianco di molti altri settori produttivi, fra cui quello che rappresento, che continuano faticosamente, ma con fiducia, a credere che l’Italia possa farcela».