dislike.jpgFedercongressi: “Vergognoso che il Piano Strategico del Turismo ignori il congressuale”

Ufficio Stampa Federcongressi&eventi, 04 febbraio 2013

A due settimane dalla presentazione del Piano Strategico per lo Sviluppo del Turismo in Italia, Federcongressi&eventi rileva con disappunto la quasi totale assenza del settore congressuale dal documento, per altri versi invece molto dettagliato e ricco di proposte d’azione concrete.

Nello specifico, il settore è menzionato nell’azione numero 33, intitolata Sviluppo del Turismo Congressuale. Il testo recità così: “... Rilanciare, attraverso la nuova Agenzia Nazionale del Turismo, una struttura finalizzata allo sviluppo di questo segmento che rappresenti il nuovo punto di riferimento per il settore MICE (Meetings, Incentives, Conferences, Exhibitions) e per i Convention Bureau locali, definire dei Poli congressuali da lanciare sul mercato internazionale e incentivare i privati ad investire su questa attività, supportare i Convention Bureau locali a potenziare l’offerta sui segmenti di clientela più coerenti e colmare i principali gap competitivi”. Secondo il documento, l'azione è da realizzare entro 24 mesi, con priorità, quindi, non propriamente immediata.

“L’Osservatorio Congressuale Italiano ha rilevato che nel 2011 si sono tenuti nel nostro paese oltre 400mila congressi e meeting, per un totale di quasi 33 milioni di partecipanti, oltre 48 milioni di giornate di presenza e 20 milioni di pernottamenti. Sono numeri enormi, soprattutto se si considera che siamo in un periodo di recessione e che i delegati esteri sono aumentati del 3,2%” dice Paolo Zona, presidente di Federcongressi&eventi e Amministratore Delegato di Cluster s.r.l.. “È quindi vergognoso dare un ruolo così secondario proprio al segmento del turismo cui le statistiche assegnano il primo posto nel giro d’affari, nella capacità di spesa degli utenti e nell’indotto”.

Secondo Zona, il Ministero del Turismo sta peccando di leggerezza e di miopia: "Amareggia che Ministero ed ENIT ci trattino come l'ultima ruota del carro", dice, e risulta chiaro il motivo della recente chiusura del Convention Bureau Italia, che l’ENIT non ha voluto prendere in carico demandando a Promuovitalia, l’azionista di riferimento, il compito di liquidarlo.
“Contemporaneamente, però, il Piano Strategico affida ad una "nuova struttura" dell’ENIT il compito di promuovere un’azione entro 24 mesi (due anni!)” protesta Zona. “O non sanno che cosa sia la meeting industry e quali potenzialità abbia, o la considerano una spesa inutile, oppure vogliono solamente utilizzare in modo diverso i 4 milioni di euro a suo tempo stanziati per il Convention Bureau”.