Implicazioni cliniche dello Studio CombAT – Rapporto di rischio-beneficio

Tipo: Monografia

Argomento: Urologia

Formato: 29,7 x 21

Pagine: 26

Anno: 2011



L'Opera

Con il progressivo aumento dell’età media degli uomini anche la prevalenza dell’Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB) e dei sintomi delle basse vie urinarie – LUTS – ad essa correlati è destinata ad incrementare rispetto ai valori attuali.

La definizione e quantificazione di parametri che indirizzano ad una diagnosi precoce, insieme con migliori possibilità terapeutiche, permettono, oggi, un impatto mirato su eziopatogenesi e sintomi.

L’identificazione precoce dei pazienti con LUTS secondari a IPB e i risultati dello Studio CombAT – Combination of Avodart and Tamsulosin – dimostrano che un intervento farmacologico impostato sul principio dell’Use the Best First incide positivamente sul rischio di progressione dell’IPB. La terapia di associazione ha infatti fornito risultati significativamente superiori, rispetto alla monoterapia con tamsulosina, sia sul controllo dei sintomi che sull’incidenza e tempi del primo episodio di ritenzione urinaria e sul ricorso a chirurgia IPB-correlata in quei pazienti ad aumentato rischio di progressione.

Per ciò che riguarda il profilo di tollerabilità dei 5ARI (in monoterapia ed in associazione) è noto che la presenza di comorbidità, l’età avanzata e la gravità dei LUTS rappresentino, nei pazienti con IPB, un fattore di rischio per le problematiche legate alla sfera sessuale. In questo quadro la sottostima della prevalenza della disfunzione sessuale e la sovrastima, invece, della sua presunta causa iatrogena da parte del clinico, evidenziate da alcuni studi, potrebbero indurre il medico a sopravvalutare gli eventi avversi della sfera sessuale della terapia di associazione tra 5ARI ed alfalitici nel paziente con IPB. A tal proposito, i quattro anni di Studio CombAT hanno messo in evidenza un aumento, non statisticamente significativo, degli eventi avversi della sfera sessuale dei pazienti trattati con l’associazione dutasteride e tamsulosina rispetto alle monoterapie. Nonostante tale aumento, lo studio ha evidenziato una migliore qualità di vita e stato di soddisfazione nel gruppo di pazienti trattati con l’associazione dutasteride e tamsulosina in confronto alla monoterapia con tamsulosina. L’evidenza clinica dimostra pertanto un positivo bilanciamento tra efficacia e tollerabilità del trattamento basato sull’associazione delle due molecole nei pazienti con IPB ad aumentato rischio di progressione, come evidenziato dalle linee guida nazionali ed internazionali.



Curatore/i

Carlo Terrone – Novara



Destinatari

Urologi