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La pericolosità sociale correlata ad infermità di mente, il rischio di violenza e il problema del tipo di misura di sicurezza

Giovedì 11 giugno 2020

Dalle ore 19.00 alle ore 20.30

Responsabile Scientifico

Franco Freilone 

La registrazione dei webinar è resa disponibile per soli scopi didattici. La riproduzione per altri scopi è pertanto vietata.

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La pericolosità sociale psichiatrica si collega di fatto solitamente alle indicazioni che il perito o il consulente tecnico deve fornire, in ambito forense, quando siano riscontrati i presupposti psicopatologici e normativi di un vizio totale (ex art. 88 c.p.) o parziale (ex art. 89 c.p.) di mente in relazione alla valutazione dell’imputabilità.

Il paradigma della predizione della pericolosità è oltremodo insidioso. Si riferisce all’attualità attraverso il riscontro della presenza di indicatori inerenti al disturbo mentale che ha assunto valore di infermità. Ciò ben sapendo che di fatto si può essere attratti dall’idea di predire un comportamento in modo non solo difficile, ma talvolta aleatorio, risuonando il canto delle sirene che proviene dall’art. 203 c.p., ampiamente echeggiante nelle aule giudiziarie, pur rimandando ad una dimensione prognostica, compito di esclusiva spettanza del Magistrato.

Si naviga inoltre fra Scilla e Cariddi, fra il rischio di falsi positivi (ad apparente maggior garanzia sociale) e falsi negativi (ad apparente maggior garanzia individuale rispetto al paziente infermo di mente).

L’assessment psichiatrico di pericolosità (attenuata o elevata) è propria del forense, ma il risk assessment (the study of mental disorder and violence) è di pertinenza anche del clinico orientato al trattamento, sia psichiatra sia psicologo clinico, e rappresenta un fattore da considerarsi attentamente ed accuratamente a livello di cure (in fondo come il rischio suicidario).

Per quanto riguarda poi le conseguenze della pericolosità sociale occorre riflettere sulla tipologia di misura di sicurezza, sia in via definitiva sia in via provvisoria, su cui il perito o consulente tecnico, sempre di più, è chiamato a dare indicazioni, a volte fin troppo concrete, vista la Legge 81/2014 e l’istituzione delle REMS.

Altresì l’applicazione della misura della libertà vigilata è da tempo nota e con il coinvolgimento necessario e fondamentale dei Centri di Salute Mentale, che richiede necessaria sinergia nel rispetto di competenze reciproche fra il vertice forense e il vertice clinico-trattamentale.

Moderatore

Patrizia De Rosa

Psichiatra e Psicoterapeuta dell’Età Evolutiva – Libero Professionista, Torino

 

Relatore

Franco Freilone

Psichiatra, Psicoterapeuta, Professore Associato in Psicologia Clinica e di Psicopatologia Clinica e Forense,

Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Torino

 

Commento a cura di

Maurizio Desana

Psichiatra, Psicoterapeuta – Libero Professionista, Torino

 

Discussione condotta da

Elvezio Pirfo

Psichiatra e Psichiatra Forense, Professore a Contratto Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Torino

CLUSTER s.r.l.

Via Carlo Alberto, 32

10123 Torino

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